Prigionieri dell’illusione…“Hier ist kein Warum”

“And we are here as on a darkling plain, swept with confused alarms of struggle and flight, where ignorant armies clash by night”. (E siamo qui, come in una distesa sempre più buia, spazzati da allarmi confusi di lotta e fuga, dove eserciti ignoranti si affrontano nella notte.)

Soffermarsi a pensare per cercare attraverso le parole, di comporre un quesito filosofico di una certa complessità a seguito dell’attacco della Turchia nel nord-est della Siria non è affatto semplice.

Troppo spesso, in questi giorni durante le banali conversazioni da caffè con i miei amici, abbiamo riflettuto a seguito dello scandalo per questa invasione, sulla distorsione della vita, la corruzione della verità, la ristrettezza di orizzonti, che apre la strada o addirittura incoraggia, in una certa misura una violenza settaria. L’emergenza umanitaria è sotto gli occhi del mondo intero, e nessuno credo possa sentirsi escluso dall’esprimere il proprio dissenso, sulla carestia di morti e feriti, causata dal prosieguo delle azioni di guerra. Invito tutti, in modo amichevole a documentarsi attentamente come me, su quello che sta avvenendo lungo il confine turco-siriano dell’Eufrate. Tutte le nostre elucubrazioni mentali non fermeranno le atrocità che si stanno commettendo, non basteranno lacrime per poter giustificare la terribile confusione e lo spaventoso conflitto che ruota intorno a molte questioni politiche e sociali di rivendicazioni di identità disparate, che coinvolgono gruppi diversi. L’umanità tuona, e non solo a causa del rumore delle bombe, o dei cingolati che si muovono sul territorio ma per i tanti progetti, che riducono gli esseri umani ad un sistema d’identità spacciato per dominante. La battaglia intrareligiosa, viene combattuta in nome del potere globale, che schiera una serie di leader con opinioni apparentemente “moderate”, incaricati di sacrificare “contenitori umani” per una nuova geografia economica capace di offrire una nuova sicurezza alla Turchia. Ancora una volta, la comune appartenenza alla razza umana, viene “eclissata” da manipolazioni brutali irremovibili, che sostengono che identità concorrenti, non possiedono libertà di scelta. Eppure ognuno di noi, quotidianamente svolge diverse attività, che non ci collocano all’interno di un “paniere “da un’unica identità, noi ci vediamo e ragioniamo in modi diversi, apparteniamo a una gran quantità di categorie diverse simultaneamente, o forse irrealisticamente, siamo diventati tutti uguali, senza che nemmeno che ne accorgessimo? Stiamo forse percorrendo il sentiero di una società civile globale, che possiede un’identità unica sostenuta da artigiani del terrore? Realmente crediamo che i tormenti di ogni singolo individuo, possano essere ridotti a un sistema artificiale di classificazione unico e predominante? Ipotizzare la considerazione di un essere umano, non sempre e comunque saldamente incastrato alla sua afflizione è stravaganza alla stato puro? La libertà di scelta di un individuo può essere realmente limitata dal riconoscimento del fatto di essere, ad esempio curdo. Non vi sembra che questa “omologazione politica e sociale” stia impoverendo gravemente la pluralità delle nostre identità che si intrecciano l’un l’altra nel “melting pot” del presente? Esiste un’impellente necessità di interrogarsi oltre che sull’economia e la politica, sui nostri valori e senso di appartenenza per aprirci alla possibilità di un mondo capace di vincere le insicurezze del suo tormentato presente. Inutili sono le parole cadute su questo foglio, nessuna vita che si spegnerà in solitudine, sarà salvata a seguito del loro scorrere, solo un umile preghiera mi sento di offrire in dono a tutti coloro che soffrono le persecuzioni di un umanità ingrata che annega nel trogolo, cuori lacerati dalla malvagità degli uomini.

A voi le riflessioni su questo dilemma

Giulia Giordano.

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